Opensource

A 25 anni dalla prima pubblicazione di Linux, nell’ epoca di Arduino e Android, parlare del successo dell’ opensource potrbbe sembrare ormai superfluo. Ma quanto ha influenzato la sociatà attuale la tendenza sempre più diffusa di divulgare progetti condivisibili e modificabili? Non poco se consideriamo che senza l’ OPENSOURCE invenzioni come le stampanti 3d non esisterebbero, almeno non come la conosciamo oggi: a prezzi accessibili e sempre più user friendly.

L’approccio open-source ha permesso, alle aziende che lo hanno fatto loro e ne hanno saputo sfruttare le potenzialità, di poter offrire all’utenza piattaforme su cui sperimentare ed imparare, e nel frattempo di ricevere informazioni su tweaks e upgrades che venivano implementati dagli utilizzatori finali e che, dati i termini di licenza, potevano essere assorbiti nel progetto originale. Una primordiale forma di outsourcing, altra tendenza contemporanea.

Per come è strutturato il licensing di molti progetti open source, infatti, lo sviluppatore originale chiede che eventuali modifiche apportate vengano ripubblicate con lo stesso tipo di licenza. Questo permette agli sviluppatori originali di informarsi tramite la community su quali siano le modifiche più implementate dagli utenti e decidere quindi quali assorbire nel ramo di sviluppo principale.

Sono queste le caratteristiche di questo processo che hanno, con gli anni, migliorato un prodotto inizialmente inaccessibile per via di costi e livello di tecnicità.

Entrando nella storia della prototipazione rapida, l’open-source entra nel mondo della stampa 3D con il progetto RepRap, realizzato da Adrian Bowyer a partire dal 2004. Lo scopo iniziale era quello di arrivare a creare una macchina autoreplicante, in grado di creare copie di se stessa. Allo stato attuale il progetto RepRap riesce a stampare il 70% dei propri pezzi e il resto è facilmente reperibile a buon mercato.

La prima macchina pubblicata da Bowyer è la RepRap 1.0 “Darwin”, nel Febbraio 2008, alla quale segue, nell’ottobre dell’anno successivo la RepRap 2.0 “Mendel”.

Per quanto questo progetto abbia dato la spinta iniziale e ancora oggi continua ad essere sviluppato da una appassionata comunità, risente dell’essere molto tecnico e quindi, per quanto molto conosciuto nell’ambiente, è rimasto un prodotto di nicchia dedicato principalmente a “smanettoni” e sviluppatori.

Il suo contributo è tuttavia fondamentale nel panorama della stampa 3d domestica, è da evoluzioni di progetti Rep Rap che nascono importanti marchi quali Makerbot e Prusa, responsabili di aver sdoganato e diffuso questo tipo di macchine.

Makerbot è stata probabilmente la compagnia che più ha contribuito a portare questi dispositivi nelle case di un numero sempre maggiore di  persone. Il suo approccio iniziale, con la pubblicazione della “Cupcake CNC”, è stato lo stesso che ora viene utilizzato da PRUSA: vendere un kit completo, ma dare anche la possibilità alle persone di scaricare tutti i file necessari per creare la propria stampante da zero e quindi, con qualche abilità, modificarla a seconda delle proprie necessità. Il kit derivava anch’ esso dal progetto RepRap, ma ne semplificava la costruzione, principalmente fornendo un unico kit con tutti i materiali necessari all’assemblaggio.

Con il successo della macchina però, arrivarono anche i primi cloni. Nonostante la popolarità dei cloni, e il tentativo di renderli commerciali (es. TangiBot) la comunità rimase fedele al progetto originale, tuttavia la casa decise di abbandonare la via dell’open-source.

L’ azienda decise di iniziare a creare stampanti per le quali non veniva rilasciato alcun file sorgente e addirittura alcune soluzioni e migliorie, frutto dell’open-source, arrivarono ad essere oggetto di brevetto da parte di MakerBot Industries. Questo fu motivo di profonda rottura con la comunità che passò ad altri progetti open-source, tra cui PRUSA, che ora gode probabilmente della comunità più numerosa.

Il progetto Prusa nasce nel 2012, come derivazione del progetto Reparap Mendel. Le stampanti 3d prodotte dall’ omonima casa e parallelemente pubblicate opensource sono ad oggi le stampanti 3D più diffuse al mondo.

Questa stampante, sviluppata da Josef Prusa, ha nel tempo visto varie iterazioni,  arrivata attualmente e dopo diversi upgrade alla terza versione (MK3). Oltre alle vendite dirette, il progetto PRUSA ha visto grande successo nel mercato dei cloni: l’essere completamente open source ha spinto molti produttori a reingegnerizzare il prodotto, spesso per ridurne i costi di produzione o per implementare funzioni non presenti nella versione originale. Questo ha portato a una grande varietà di macchine “cloni PRUSA” con prezzi, funzioni e capacità di stampa molto diversi, dalle più economiche con frame in acrilico e led a caratteri; a macchine più costose e sofisticate con frame in acciaio piegato, display touchscreen, capacità wifi e autolivellamento integrati.

Per vedere l’importanza dell’open-source e quindi del supporto della comunità nel mondo della stampa 3D si può inoltre analizzare  la storia di Ultimaker. Ultimaker come MakerBot, ha iniziato con una stampante open-source in compensato tagliato a laser; nata per le difficoltà incontrate dai creatori nel far funzionare il progetto Darwin. Da subito il suo obiettivo è stato quello di realizzare stampe di alta qualità più che replicare se stessa. Il progetto, nonostante l’evidente commercialità, continua ad avere “pagine github” su cui vengono pubblicate le schematiche complete di tutte le stampanti messe in commercio che di fatto permettono di realizzare da zero le suddette macchine.

Uno degli sviluppi derivanti dalla disponibilità di tali progetti HARDWARE è il blocco Olsson, chiamato col nome del creatore “Anders Olsson”. Dato il suo lavoro, Olsson aveva necessità di ugelli più resistenti, poiché stampando in materiali abrasivi, rovinava velocemente gli originali in ottone, ma per sostituire l’ugello era solitamente costretto a sostituire l’intero blocco riscaldante. Vista la natura open-source ha potuto disegnare un blocco riscaldante con inserto filettato e la miglioria è stata così di successo che il blocco fu spedito con tutte le stampanti vendute, prima come ricambio, per essere poi implementato di base nella Ultimaker2+.

Anche dal punto di vista SOFTWARE, Cura, il programma di slicing di casa Ultimaker, è completamente open-source, permettendo lo sviluppo di svariati plug-in, e la sua implementazione in software di terze parti come repetier-host o OctoPrint.

La stampa 3d viene spesso considerato uno di quei mezzi che riformerà il mondo nel prossimo futuro. Riflettendo sulle dinamiche della sua diffusione, grazie a metodi alternativi di fare business, difficile non considerarla un simbolo di quanto il mondo stia già cambiando.